BLOG DI POESIA, RIFLESSIONI E DISSIDENZA

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lunedì, 05 giugno 2006

La letteratura e il Sacro. Contributi liberi e senza censura a questo tema. Posta la tua poesia o il tuo brano in prosa.

Britt Ekland, Roma 1965. Pierluigi Praturlon / Copyright Reporters Associati - Roma / Courtesy Photology, MilanoErminia Passannanti
Mia mamma era la Madonna.
Nel suo sguardo distante e celeste
si perdevano i mondi,

s'addolciva l'infanzia.
Madre di Gesù, eppure anche la mamma
di questa scura, smagrita Maddalena

che le rubava autorizzata le sottane
dal quel cassetto che sapeva di rosa.
Piccola e tonda, candida,

spaventosa, la Madonna
raccolta in una nicchia
tra le fronde verde scuro, ad una curva,

era di pietra,
cosi sinuosa e liscia.
Di marmo era, e senza
alcun rimpianto.

(Poesia del maggio 2002, in Exstasis, Lietocolle, Como, 2003, Traduzione di Brian Cole, UK 2004)
Photo Credit:
Pierluigi Praturlon: Britt Ekland, Roma 1965. Copyright Reporters Associati - Roma / Courtesy Photology, Milano
 

postato da: supernatural alle ore 07:11 | link | commenti (7)
categorie: poesie, riflessioni

Commenti
#1   05 Giugno 2006 - 07:14
 
"The Madonna"

My mama was the Madonna.
In her distant heavenly gaze
worlds were lost,

childhood was made sweeter.
Mother of Jesus, but also the mama
of this dark, skinny Magdalen

who stole with permission petticoats
from that drawer that smelt of roses.
Small and round, bright and candid,

fearsome, the Madonna
snug in a niche
among the dark green leaves, at a curve,

was made of stone,
so sinuous and smooth.
She was of marble, and without
any regrets.


Copyright © Erminia Passannanti 2005; trans. copyright © Brian Cole 2005 http://www.brindin.com/pipasmad.htm
utente anonimo

#2   05 Giugno 2006 - 20:50
 
Il cassetto che sa di fragranza della rosa! Mi ricordi la casa della nonna materna: una casa ancora ottocentesca, con la madia del pane e le fragranze casalinghe. C'era una madonnina, da questa mia amatissima nonna, che sapeva di talco. Non la dimenticherò mai. Debbo dire che l'ambientazione è in Maremma, sulle pendici delle prime colline, davanti ad Orbetello. Brava Erminia. La tua poesia mi ricorda l'Italia. C'è tanto Mediterraneo sottaciuto, ma non silente.
Gianfry
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente nestore22

#3   05 Giugno 2006 - 21:11
 
postate, amici qualche cosa di vostro su questo tema?eminia (grazie dei commenti alla mia)
utente anonimo

#4   06 Giugno 2006 - 05:44
 
Gianfry, ho ricevuto stanotte il tuo materiale. Posterò quanto prima appena torno a casa. erminia
utente anonimo

#5   06 Giugno 2006 - 08:26
 
Ci si inventa un dio
per colmare il vuoto
delle nostre voci.

Vuoto con vuoto
ombra che grida all'alba
mentre si scioglie in un buio
mascherato da luce
per un giorno.

(Come fingere un lume
che ci segue
lungo le correnti

inutile come un faro
spento nell'ora
del naufragio)

R.S.
utente anonimo

#6   08 Giugno 2006 - 00:43
 
Credo:di non sapere


Oggi studio uno spiedo,
in poltrona sul Golgota siedo
non pretendo di capire quel credo.

E' il dolore che mi rende curioso?
O le spine nel flusso venoso?

Sfalda l'aria un flagello chiodato,
daghe argentee ed un lembo strappato,
urla il sangue di chi ha predicato.

Ginocchia piegate sui sassi
la folla bramosa che il chiodo trapassi,
si sgola un madre straziata nei pressi.

L'aceto sulle carni ribolle,
lui fuggire al destino non volle

non so se fosse uno e trino

o soltanto un povero folle.

Walter
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#7   08 Giugno 2006 - 22:38
 
Madre mia il cordone non si è rotto,
si ruppe, ma non s'è rotto.
Sanguino anch'io i voti dell'amore
e le stelle della pazienza.
Madre mia, mia regina
se m'allontano e tira questa fede
e le lacrime del nodo,
io ti conosco a memoria.
I morsi che ti davo perchè tu non m'abbandonassi
io non t'abbandono.
io ti stringo quando piango
o sono sola
e taccio.
Quanto ti somiglio mia immagine,
quanto nel ventre mio
ti sento scalciare.
e gemi mia vita
perchè tremi.
di morte non si muore
madre mia
ma tu non morire mai.

Keybee
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Commenti
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